Oggi, 3 Febbraio 2018, Teresio Olivelli (Ac e Fuci) beato

Vigevano. Teresio Olivelli, il «difensore dei poveri» è beato

Chi era Teresio Olivelli https://goo.gl/jDPthk

Oggi il rito presieduto dal cardinale Amato. Il vescovo Gervasoni: ci facciamo istruire dalla sua vita.

Un «evento molto atteso dalla nostra Chiesa» con una «crescente attenzione e devozione» nei confronti del nuovo beato. Il vescovo di Vigevano Maurizio Gervasoni sintetizza così lo spirito con il quale la diocesi di Vigevano sta vivendo l’attesa beatificazione di Teresio Olivelli, martire della fede ucciso in un lager nazista, che avviene oggi nel Palasport della città lombarda, presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, alla presenza di 18 tra arcivescovi e vescovi provenienti da tutta la Lombardia e non solo.

Un evento al quale la Chiesa di Vigevano, come ricorda il suo vescovo, «si è preparata con molti convegni sulla figura del martire, con un cammino spirituale di riflessione sulla sua testimonianza di cristiano che ha coinvolto anche la visita pastorale che sto facendo il diocesi, oltre che nel Consiglio pastorale presbiterale, fino agli esercizi spirituali con il clero tenuti da un componente della commissione che ha studiato il caso di Teresio Olivelli».

Morto in campo di concentramento
Una figura dalle molte sfaccettature, ma che hanno avuto un unico filo rosso: «stare dalla parte dei deboli», tanto da essere definito «il difensore dei poveri». Una scelta vissuta fino al martirio, visto che Olivelli morirà nel campo di concentramento di Hersbruck in Baviera a seguito dell’ennesimo pestaggio subito dalle guardie per aver difeso con il proprio corpo un compagno di prigionia picchiato a sua volta.

Era il 17 gennaio 1945 e Olivelli aveva appena compiuto 29 anni, essendo nato a Bellagio, in provincia di Como, il 7 gennaio 1916. In gioventù vive con la sua famiglia diversi trasferimenti, che lo porteranno a vivere in Lomellina, prima a Zema e poi a Mortara (in provincia di Pavia), che è la terra di origine della sua famiglia. Cattolico, partecipa in modo attivo alla vita dell’Azione cattolica e poi, da universitario, alla Fuci (la federazione degli universitari cattolici). «E proprio per questo nel cammino di avvicinamento alla sua beatificazione – aggiunge il vescovo Gervasoni – abbiamo avuto al nostro fianco anche le diocesi di Como e Pavia, oltre che l’Azione cattolica e la Fuci».

Partigiano contro le forze nazifasciste
Olivelli vive gli anni giovanili in un momento storico difficile per l’Italia e per i cattolici nonostante il Concordato. Siamo in pieno regime fascista e per qualche tempo Olivelli cerca di vivere la propria fede anche alla luce dell’esperienza politica allora presente. Quasi un tentativo di costruire una società migliore partendo dalla situazione presente (cioè il regime fascista). E sempre fedele a quella prospettiva, dopo l’8 settembre 1943, giorno dell’Armistizio e di fatto dell’inizio della guerra civile nel nord Italia, porterà la sua esperienza nel campo partigiano contro le forze nazifasciste, dopo la sua partecipazione alla Seconda guerra mondiale ufficiale degli alpini impegnato nella disastrosa campagna di Russia, da cui tornerà nel 1943.

Proprio per questa passione per i più deboli e per la costruzione di una società migliore alla luce della fede, avverte il postulatore della causa di beatificazione, monsignor Paolo Rizzi, «sarebbe riduttivo e scorretto rinchiudere Olivelli e la sua santità all’interno della doppia esperienza vissuta: quella fascista e quella partigiana. La Chiesa beatificandolo vuole evidenziare l’azione del futuro beato che «in ogni ambito in cui ha agito ha sempre protetto e amato i deboli, gli indifesi e gli ultimi in ogni stagione della sua vita, fino a immolare volontariamente la propria vita per amore di Cristo e dei fratelli». Arrestato nell’aprile 1944 sarà deportato in ben quattro campi di concentramento (Fossoli, Bolzano-Gries, Flossenburg, Hersbruck) prima di essere ucciso dopo l’ennesimo pestaggio per aver fatto scudo con il proprio corpo a un giovane prigioniero ucraino.

In futuro un santuario e un centro studi
«La nostra Chiesa – commenta il vescovo di Vigevano Gervasoni – si è lasciata istruire da questa beatificazione e intendiamo proseguire nell’approfondimento dei suoi pochi scritti e delle testimonianze che sono giunte a noi della sua vita. Di certo costituiremo un Santuario e un centro studi a Mortara, mentre dopo il prossimo Sinodo dei vescovi sui giovani dedicheremo alla sua figura e al discernimento vocazionale una parte del nostro cammino diocesano».

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