Storia

(di don FABRIZIO CAPANNI)

LINEE di STORIA della CASA dell’AZIONE CATTOLICA di Forlì-Bertinoro

(Breve studio redatto e pubblicato in occasione dell’inaugurazione dei locali per l’Archivio dell’Azione Cattolica, dedicati a Mons. Paolo Babini)

(Forlì, 31 ottobre 1992)

 

 

I PRIMI ANNI

La “Casa dell’Azione Cattolica Maria Immacolata” diventa ufficialmente la sede dell’Azione Cattolica diocesana di Forlì nel 1957. In realtà, fin dal 1953 alcuni settori giovanili dell’associazione lasciano la primitiva sede presso il Vescovado per trasferirsi in via Albicini, ma solo nel 1954, per esplicita volontà del Vescovo Mons. Paolo Babini, si iniziano le pratiche per l’acquisto di una sede propria. Più di undici milioni di lire (è il 1954) la somma definita per l’acquisto, a cui si fa fronte per metà grazie ad una donazione del Papa Pio XII, e per l’altra metà, ad un prestito personale del Vescovo, estinto, negli anni seguenti, con il contributo di tutti i soci. I responsabili di settore forniscono l’arredamento.

Questi fatti contribuiscono a creare la coscienza, nei soci, che la “Casa” è veramente di proprietà di tutta l’Associazione. Tuttavia, poiché l’Azione Cattolica diocesana, secondo il Codice Civile, non è riconosciuta come soggetto giuridico e quindi non può risultare titolare di immobili, l’edificio è intestato alla “Chiesa Parrocchiale S. Tommaso Cantuariense in Santa Croce nella Cattedrale di Forlì”, nel cui territorio si trova.

La “Casa” viene adibita “a scopo benefico e assistenziale, specialmente per la gioventù, perché sia allevata nella Fede e nella Morale Cattolica secondo le istruzioni che l’Autorità Religiosa dovette impartire” (fonte: Archivio del Notaio Angelo Bolognesi di Forlì, Reperto N. 21166, Fascicolo N. 3419 e Repertorio N. 25942, Fascicolo N. 3749. Una copia fotostatica dei documenti esiste anche nell’Archivio corrente della “Casa dell’Azione Cattolica di Forlì”). Nel 1957 il Presidente della Giunta diocesana è il Comm. Piero GianniniDelegato vescovile Mons. Luigi Amaducci, segretario il Comm. Mario Borini e tesoriere il Cav. Giuseppe Martuzzi. Compongono inoltre la Giunta rispettivamente come Presidente ed Assistente:

  • per l’Unione uomini il Comm. Giovanni Schibuola, assistente don G. Farneti;
  • per l’Unione donne (UDACI), Amina Crosina, assistente don Angelo Siboni;
  • per la Gioventù femm. (GF), Maddalena Ragazzini, assistente don Mario Capanni;
  • per la Gioventù maschile, Salvatore Gioiello, assistente don F. Ricci;
  • per i Maestri cattolici, Maria Ricci Vignoli, assistente don Terzo Natalini
  • per i Laureati, Avv. Ravaglia, assistente Mons. L. Amaducci
  • per la FUCI, Dino Amadorii, assistente don L. Lombardi
  • incaricato per la moralità, Giuseppe Mazzanti

La “Casa” dell’Azione Cattolica si presenta come una casa borghese, affacciata sulla via Albicini e fiancheggiata dalle vie Mastro Pedrino e Ciceruacchio; di due piani con solaio e cortile interno con rustico annesso (fonte: Catasto di Forlì, foglio 178, n. 210. Agli effetti fiscali all’immobile venne donato un valore di 4.800.000 lire). E tale aspetto mantiene ancora oggi.

L’Azione Cattolica diocesana vive, in quegli anni, un momento di ripresa, dopo il periodo della guerra e le frustrazioni del controllo fascista. L’Associazione è diffusa in trentacinque parrocchie, sta nascendo in altre e conta circa 3700 iscritti in tutti i rami. Il nuovo Statuto del 1946 restituisce le responsabilità direttive ai laici e riserva ai sacerdoti la naturale funzione di assistenti ecclesiastici e di trait d’union con il Vescovo diocesano, che continua ad essere il principale punto di riferimento. Le attività, a livello diocesano e parrocchiale, sono prevalentemente di carattere formativo, anche se attente alla grave situazione sociale del dopoguerra.

Pur se formalmente distinti dall’Azione Cattolica, ma di fatto composti di giovani aderenti all’Associazione, anche a Forlì si costituiscono i “Comitati civici”“strumento dell’unità deicattolici in campo politico”, che svolgono una buona attività soprattutto in occasione delle elezioni politiche del 1948 e, in misura sempre più attenuata, di quelle del 1953 e del 1958.

L’Azione Cattolica diocesana trova in Mons. Giuseppe Rolla, Vescovo di Forlì dal 1933 al 1950, un valido sostenitore della sua capillare diffusione nelle parrocchie. Tuttavia sono del suo successore, Mons. Paolo Babini (1950 – 1976) l’idea e la realizzazione di una Casa dell’Azione Cattolica, casa che possa fungere da centro direttivo e propulsore unitario di tutta l’associazione. Di fatto, in questi anni, l’Azione Cattolica è l’unica associazione che ha conservato una propria organizzazione e attività dal periodo prebellico e, nella mente delle persone che le vollero dare una sede specifica, deve continuare ad essere il punto di riferimento principale del mondo cattolico forlivese.

 

GLI ANNI ’70

A partire dall’inizio degli anni ’70, sia a causa delle spese sempre più gravose cui l’associazione deve fare fronte, sia in seguito alla semplificazione dell’articolazione associativa, dettata dal nuovo statuto ad experimentum del 1969, l’Azione Cattolica concede i locali del piano superiore ad altre realtà del mondo cattolico, riservando per sé il piano terra.

Prendono così sede nella “Casa dell’Azione Cattolica” l’Ufficio missionario dal 1970, l’ACAI(Associazione Cristiana Artigiani Italiani) dal 1980, dal 1983 il Comitato per la lotta contro la fame nel mondo e, per alcuni anni, il Comitato zonale dell’AGESCI (Ass. Guide e Scout Cattolici Italiani).

Con il passare degli anni, necessita di ammodernamenti e manutenzione straordinaria. Lavori di una certa consistenza sono eseguiti sotto la presidenza del dott. Guido Ghini e del tesoriere l’Ing. Giovanni Ragazzini, nella metà degli anni ’70. Sono ripristinati alcuni muri e parti del retro, e viene ristrutturata l’attuale “saletta” del Consiglio. Nello stesso periodo, anche con il contributo di Don Quinto Fabbri, che aveva collocato qui la sua segreteria, la casa viene dotata al piano terra dell’impianto di riscaldamento, mentre il recupero del servizio igienico interno si deve all’iniziativa e al lavoro del Sig. Augusto Lombardi.

Tuttavia gli interventi più massicci avvengono durante la presidenza Manni (1980 – 1985) a cura del Geom. Benito Severi, amministratore della “Casa” (le cariche di Amministratore della casa e amministratore dell’associazione sono ora separate) che cura i progetti e segue i lavori. Vengono ristrutturati al piano terra i locali dell’attuale centro stampa, il corridoio e le stanze che affacciano sul cortile interno. La residenza dei coniugi Cortesi, trasferiti nei locali su via Ciceruacchio, viene dotata di impianto di riscaldamento, di servizi igienici, di una nuova pavimentazione e di una scala di muratura in sostituzione della vecchia di legno. Buona parte degli infissi vecchi delle finestre interne sul vecchio portale di via Mastro Pedrino sono sostituiti con nuovi in alluminio anodizzato e doppi vetri. Il vecchio portale di Via Mastro Pedrino viene sostituito con l’attuale. Anche le stanze nel piano superiore del blocco centrale sono dotate di riscaldamento e rinnovate.

Nel 1983 viene stipulato un “comodato” con i  coniugi Omero e Maria Luisa Gaiardi, a cui, in cambio della completa ristrutturazione del rustico nel cortile, viene concesso l’usufrutto fino alla morte di entrambi, al sopraggiungere della quale, esso deve ritornare di proprietà della “Casa”.

Anche in questo caso i lavori, appoggiati dal Vescovo Mons. Giovanni Proni e specialmente del vicario Mons. Giuseppe Fabiani, sono portati a termine grazie al contributo dei soci, di numerosi amici e di alcuni Istituti di Credito locali. Una menzione speciale va fatta per il Can. Goffredo Farneti, per il suo continuato sostegno morale e per il suo generoso contributo finanziario. La “Casa dell’Azione Cattolica” rinnovata viene inaugurata il 13 ottobre 1983.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE

L’ultimo blocco di lavori viene eseguito fra il 1990 e il 1992, prevalentemente nell’edificio centrale della casa, durante il secondo triennio della presidenza dell’Avv. Vanni Casadei (1986-1992) e il primo semestre della presidenza della dott. Margherita Celli, sotto l’amministrazione del Sig. Roberto Vallicelli.

La ristrutturazione comporta lavori fondamentali di risanamento, quali la deumidificazione di alcuni muri del piano terra e l’allontanamento delle acque, mediante la costruzione di un marciapiede nel cortile interno. Vengono sostituiti gli infissi delle finestre della facciata e di alcune del cortile. Ulteriori lavori riguardano l’impianto elettrico in tutta la casa, in particolare nelle stanze del pian terreno e nella sede dell’ACAI, che beneficia anche di una contro-soffittatura. Infine, vengono risanati i due locali dell’interrato, recuperati ad uso Archivio.

I lavori sono stati progettati e diretti dal Geom. Pierluigi Lombardi, che pur non essendo attualmente socio, ha voluto tuttavia contribuire gratuitamente all’opera in nome dell’antica appartenenza.

Le ingenti spese di restauro sono già state in parte affrontate mediante le offerte dei soci, accumulate in questo decennio e soprattutto nel corso degli ultimi due anni, ed attraverso contributi della Cassa Rurale ed Artigiana di Forlì, della Curia vescovile, e di quanti occupano la casa. Attualmente vi si sta facendo fronte grazie ad un mutuo agevole della Curia stessa, e alla disponibilità di quanti hanno lavorato, che hanno accettato forme di pagamento dilazionate. Una sottoscrizione fra i soci permetterà di estinguere nei prossimi cinque anni ogni pendenza.

 

CONCLUSIONI

In conclusione si può veramente affermare che la “Casa dell’Azione Cattolica”, coi suoi trentacinque e più anni di vita, è veramente il “cuore” dell’Azione Cattolica diocesana! Naturalmente col nome “casa” si deve intendere innanzitutto l’opera di  quanti, nel corso di questi anni, si sono assunti compiti di dirigenza, di amministrazione e di educazione dei diversi settori associativi, con spirito cristiano di responsabilità e di impegno, lo stesso che ha animato anche tutti coloro che hanno contribuito, in maniera decisiva o modesta, alle necessità materiali. E anche l’Azione Cattolica diocesana intende, anche per il futuro, continuare a “condividere con tutta la Chiesa e la società forlivese il dono di questa casa, anche se oggi segno e strumento della crescita umana e cristiana di molte generazioni di uomini e donne” (Invito alla Presidenza Diocesana per l’inaugurazione del 31.10.1992).