Il volto di Chiesa in uscita – Edoardo Russo

OFFICINA ECCLESIALE  –  07.11.2017

IL VOLTO DI CHIESA IN USCITA

di Edoardo Russo

Le nostre parrocchie, unità pastorali, la nostra città, il nostro quartiere gli spazi che abitiamo, i nostri luoghi…come custodirli, insieme ai nostri familiari e amici, insieme ai sacerdoti, ai laici e a tutte le persone che incontriamo ogni giorno?

Nei luoghi che abitiamo quotidianamente, ma soprattutto con le persone che incontriamo e con le quali ci relazioniamo, qual’è il nostro volto?

Il viso è considerato la caratteristica peculiare di ogni persona, che ne permette il riconoscimento. Perciò è bene chiederci che volto abbiamo; quale volto mostriamo? Qual’è il volto di Chiesa che traspare da noi?

 

Uno degli obiettivi, per essere “Chiesa in uscita” è quello di accorciare le distanza e questo ci impegna a pensare fuori dagli schemi tradizionali, sapendo discernere ciò che è valido e funziona ancora da ciò che forse chiede di essere rimodulato e riformulato.

Questa operazione richiede una buona dose di coraggio: rinunciare al comodo “si è sempre fatto così”, per provare a individuare le vie nuove, realizzando così il sogno di Chiesa che papa Francesco descrive nell’Evangelii gaudium: una scelta missionaria capace di arrivare a tutti e di trasformare tutto.

 

Proprio le sue parole ci guidano quando ci chiede di vivere la parrocchia come “lo spazio in cui le persone possono essere accompagnate attraverso percorsi di maturazione umana e spirituale a crescere nell’amore per il creato e per i fratelli.”

 

La prima cosa che mi viene in mente, per essere “in uscita”, è un verbo: ABITARE.

Per uscire, per sentirci in uscita prima dobbiamo imparare ad abitare. Abitare i luoghi in cui viviamo, abitare le nostre giornate e viverle con protagonismo e passione. Non a compartimenti stagni ma al passo con i tempi…abitare con il giusto linguaggio…rendendo credibile con la vita, con la nostra vita, l’amore del Vangelo.

 

Questa sera vogliamo fare proprio un bell’esercizio e chiederci veramente che faccia abbiamo, quale volto accompagna le nostre giornate…è un volto di Chiesa bella? un volto fraterno? Chi mi incontra può sentirsi accolto da me? e chi mi ascolta riesce a cogliere la gioia che porto nel cuore? Riesco nei piccoli gesti quotidiani, quelli più semplici, a dire che la mia vita è meravigliosa? Che l’incontro e l’amicizia con Dio è ciò che cambia la propria vita? Che il Vangelo parla a tutti noi e che ascoltandolo trasforma le nostre vite? …riesco a donare un sorriso ogni giorno? Perchè qualcuno, credetemi, aspetta il nostro sorriso…ogni giorno!

 

Guardiamoci dentro, guardiamo alle nostre giornate, al nostro stile di vita:  riusciamo a fare il vero esercizio di sinodalità? ovvero camminare insieme con tutto il popolo di Dio. Dentro e fuori le  nostre mura di casa? Dentro e fuori le nostre mura parrocchiali? associative?: è importante sentirci partecipi e protagonisti nella pastorale della Chiesa diocesana a partire dalle parrocchie, e per farlo bene dobbiamo/vogliamo farlo insieme.

Il Santo Padre al n.24 dell’esortazione apostolica apre la strada alla conversione in senso più missionario. I verbi utilizzati – prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare – ci indicano un vero e proprio metodo da seguire.

Lo indica a noi, a ciascuno di noi.

 

Vogliamo far risuonare la vita!

Vogliamo fare nostra la sfida di scoprire e trasmettere la gioia di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci. Vogliamo questo volto di Chiesa.

Camminare al fianco delle persone per condividere le gioie e le fatiche; ogni persona desidera incontrare qualcuno che la faccia sentire accolta, accudita, ascoltata, semplicemente per come è. Sentiamo quindi l’urgenza di accostarci con rispetto e tenerezza alle vite che incontriamo? A lasciarci interrogare, coinvolgere e commuovere da esse, per cogliere e dare luce alla ricchezza straordinaria racchiusa in ciascuna storia, in ciascun volto.

 

IMPORTANTE: Come cristiani non portiamo agli altri quello che loro non hanno, non raggiungiamo gli altri per far vedere loro cosa gli manca, ma li raggiungiamo sulla loro strada per scoprire con loro le tracce di Gesù…che è già presente: la fede è un cammino di riconoscimento di ciò che è già stato donato segretamente.

Quindi chiediamoci…gli altri? Li stiamo raggiungendo? La nuova famiglia arrivata in parrocchia, i migranti che sono venuti ad abitare accanto a noi…li stiamo raggiungendo? li accogliamo veramente? Il nostro volto è diretto verso loro o verso le nostre sicure mure parrocchiali?

 

A noi è chiesta questa immersione: l’ascolto delle vite, della nostra vita, della vita degli altri, di tutte le vite, specie di quelle scartate, messe da parte, declassate. Quelle vicine a noi e quelle più lontane. Non bisogna chiudersi, e soprattutto non bisogna lasciare fuori dalla porta quello o quelli che solo apparentemente sono lontani.

Un nuovo tirocinio, un nuovo esercizio urge alla responsabilità di noi laici se vogliamo servire il Vangelo nella corresponsabilità con la Chiesa.

A volte rischiamo di progettare le nostre iniziative, i nostri programmi, le nostre proposte a prescindere dalla vita reale delle persone, da ciò di cui hanno realmente bisogno. Dobbiamo invece avere il coraggio e l’umiltà di portare a compimento una piccola rivoluzione: partire sempre più dall’esistenza concreta delle persone, delle famiglie, delle comunità, anzichè da proposte o progetti o pensieri nostri. Tutti abbiamo bisogno di essere aiutati ad abitare la vita come il luogo nel quale Dio è all’opera.

       

Questo è il nostro volto? Ci stiamo lavorando? Ce ne stiamo accorgendo?

Non un volto che fa’, ma che è…essere e non fare….incontrare e non presenziare…osservare e non guardare…ascoltare e non sentire. No a modi di dire ma sì a modi di ESSERE!

 

Vogliamo avere un volto fraterno, che accoglie, che da spazio alle relazioni che danno sostanza al tempo, alla dimensione della festa e alla ferialità della vita.

Vogliamo vivere la liturgia come un momento dedicato a noi, alla comunità, a chi ci sta di fianco durante la messa. Vogliamo sentire che quel momento, quello della liturgia, ci tocca, ci parla…e uscire con il cuore pieno di gioia per andare a raccontare a tutti le meraviglie del Signore. Come? Ci stiamo provando? Ci stiamo aiutando o solo lamentando? Ci stiamo mettendo la faccia?

 

Occorre sicuramente leggere con franchezza le difficoltà che tante parrocchie stanno attraversando, senza sottovalutare il senso di sfiducia che nasce da simili fatiche. Ciò, però, non significa lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento e tanto meno dalla nostalgia dei gloriosi tempi passati. Significa innanzitutto disporsi a gettare nella realtà di oggi, così com’è, il contributo di una gratuità che non si vuole misurare con i “risultati” perchè sa che il misurare non spetta a noi: come al seminatore della parabola, a noi non spetta decidere il campo, il giorno, la stagione della semina, spetta solo di uscire a seminare, e di farlo con abbondanza, gettando il seme a piene mani senza chiederci dove andrà a cadere.

 

Come cristiani vogliamo saper essere sempre di più persone che contagiano con la gioia della fede. Seguire il signore è gioia…e dobbiamo condividerla con entusiasmo (letteralmente entusiasmo vuol dire avere “Dio dentro”), le meraviglie che Lui compie nelle nostre storie, quelle meraviglie vanno raccontate….senza vergogna nei luoghi che abitiamo, nei luoghi dove siamo chiamati ad essere, in quei luoghi quotidiani…e al passo con i tempi, con il giusto linguaggio.

 

Infine un’indicazione di stile.

Un’altra sfida da cogliere per essere davvero in uscita riguarda il modo di pensare e rappresentare la vita: accanto a una conversione pastorale, siamo chiamati a una “conversione narrativa”, per evitare di cadere prigionieri di immagini e di racconti limitati e limitanti per tutti. Una narrazione “senza speranza”, che punta solo sugli ostacoli e sulle fatiche e che non si sforza di far trapelare luce e di indicare l’orizzonte, chiude a ogni possibilità di miglioramento. Quindi non teniamo la testa sotto la sabbia, smettiamo di accusare quelli che non vengono in Chiesa, quelli che sbuffano durante le riunioni, il fatto che siamo sempre gli stessi, ecc.

 

Gli esempi sono finiti, manca solo un esempio: NOI. Tocca a noi. Cosa aspettiamo ad iniziare? Possiamo iniziare…DONANDO.

Donando un volto accogliente, un volto che dialoga, un volto che ascolta.

 

Manca il salto, il salto in altro, nell’altro:

nel prendere l’iniziativa e partecipare, accompagnare, fruttificare e festeggiare;

nel contagiare con gioia, con passione, che si noti la gioia di evangelizzare in ogni occasione ed opportunità, perchè per noi cristiani tutto è occasione di bene;

nel linguaggio, un linguaggio al passo con i tempi, che arrivi a tutti e a ciascuno, che non sia per i soli addetti ai lavori ma che sappia parlare al cuore di molti, al cuore di chi ci sta aspettando.

        → Un linguaggio che passa anche dai social e che ci vede impegnati a metterci la faccia anche li, anche in queste piattaforme…perchè lì siamo messi ancor di più a nudo – e questo ci chiede una fede ancora più grande – ma è una sfida bella che accettiamo con entusiasmo per farla diventare sempre più un’opportunità, perchè convinti che anche da questi mezzi di comunicazione si può narrare la bellezza del Vangelo.

 

    Avete presente la piattaforma numero uno per la condivisione dei viaggi in auto? BLA BLA CAR.

Puntano a rendere sempre più facile, affidabile ed efficace la condivisione dell’auto mettendo in contatto conducenti e passeggeri che desiderano effettuare un viaggio sulla stessa tratta. L’obiettivo è permettere ai compagni di viaggio di condividere le spese, ottimizzare l’utilizzo delle auto e ridurre l’impatto ambientale attraverso la diminuzione delle emissioni di CO2. Grandi vantaggi per tutti!

Pensate ai volti di queste persone, sia del conducente che dei passeggeri, molto spesso sconosciuti tra loro…ma che condividono un viaggio, e quindi sarà un volto sorridente, accogliente, disponibile, in ascolto.

Ecco che anche noi vogliamo assumere questo volto (stile BLA BLA CHURCH): raggiungiamo le persone, amici, conoscenti, nuovi arrivati, estranei, esclusi, dimenticati…e con loro camminare insieme, con loro percorrere questo viaggio; con loro vogliamo essere e possiamo essere un bel volto di Chiesa.

Offriamo un passaggio – e a volte, tra l’altro, scopriamo che in realtà sono gli altri che lo stanno offrendo a noi;

condividiamo l’auto – ovvero i mezzi e gli strumenti per essere Chiesa INSIEME;

Risparmiamo (e quindi guadagniamo)….perchè INSIEME le bellezze si moltiplicano e le fatiche si dimezzano, perchè INSIEME è più bello e arricchente, perchè insieme c’è di più.

Ciò che conta quindi è non tirarsi indietro….e prendere l’iniziativa.

 

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