ABITARE – Anno associativo 2019-2020

…..a seguito del GRAN CONSIGLIO DIOCESANO AC tenutosi lo scorso sabato 8 giugno

ABITARE oggi, non vuol dire solo ABITARE LUOGHI, ma ABITARE anche RELAZIONI.

Non si tratta di qualcosa di STATICO (che indica uno star dentro “fisso e definitivo”), bensì di DINAMICO.

Non si parte da zero. è un cammino che stiamo facendo da tempo nelle nostre comunità, sempre attenti alle esigenze delle persone, delle parrocchie, della diocesi, della città, ecc.

 

Ma concretamente in cosa consistono queste relazioni che ci troviamo ad ABITARE?

  • Ascoltare: favorire la presenza e disponibilità di quei luoghi in cui, in un’epoca di solitudine, ci sia la possibilità di parlare e di essere ascoltati davvero;
  • lasciar spazio: soprattutto ai più giovani. va aiutato il rapporto generazionale. Bisogna permettere di fare, di sbagliare, di essere felici.
  • accogliere: nei confronti dei bambini e dei giovani, degli anziani, di chi perde il lavoro, dei poveri, degli immigrati, di chi vive un disorientamento psicologico ed esistenziale. Questo non significa limitarsi al gesto, importantissimo, del dare: bisogna far emergere la dignità della  persona, bisogna metterle in grado di sentirsi utili.
  • accompagnare e fare alleanza: accompagnare le persone che hanno bisogno di noi, dai bambini ai più giovani, nelle difficoltà, nelle malattie, nella morte. E tutto questo nei luoghi in cui viviamo tutti i giorni: non in AC: l’AC non è un luogo, è uno stile! E fare alleanza. se c’è una cosa in cui siamo bravissimi…è la capacità di unire!

 

Per il cattolico, Abitare è anzitutto un “farsi abitare da Cristo”, perché solo a partire da qui può essere fatto spazio all’altro.

ALCUNE SFIDE in relazione a questi modi di vivere la propria fede:

  • PARROCCHIA e UNITà PASTORALE: vivere queste realtà in maniera adeguata alle sfide del nostro tempo.  È stato chiesto di superare incrostazioni e difficoltà dovute a modi di pensare a volte ingessati, presenti anche nei vari organismi di partecipazione ecclesiale; è stato chiesto di lasciare più spazio ai carismi dei laici e di fare in modo che la stessa comunità cristiana sia un luogo davvero aperto alle necessità di tutti
  • POLITICA (inteso come impegno a favore della propria comunità): impegno in chiave comunitaria. Una nuova capacità di abitare le relazioni si collega e si esprime nella partecipazione e nell’impegno per una vera cittadinanza attiva
  • FAMIGLIA: significa aiutarla a ricercare tempi e spazi nuovi per riscoprire la bellezza del dialogo tra le generazioni, l’intensità delle relazioni e la gratuità della condivisione della quotidianità.
  • CITTà: innanzitutto partecipare attivamente e responsabilmente alle dinamiche della vita civile, impegnandosi a fare dello spazio della convivenza un bene comune.

 

Tutto questo lo possiamo fare se abbiamo come monito il VANGELO e se teniamo presente un aspetto tipicamente cristiano: sognare concretamente.

In che cosa possiamo sognare ed impegnarci concretamente?

Sogniamo una Chiesa beata al passo con gli ultimi: capace di mettere in cattedra i reali bisogni.

Sogniamo una Chiesa capace di condivisione e interesse: che metta a disposizione le proprie strutture e le proprie risorse per liberare spazi di condivisione. Che avvii un continuo processo di riforma dei linguaggi dell’annuncio

Sogniamo una Chiesa capace di abitare con umiltà: ripartendo sempre da uno studio dei bisogni del proprio territorio e dalle buone prassi già in atto, avviando percorsi di condivisione e pastorale, e valorizzando gli ambienti quotidianamente abitati sapendo costruire cultura.

 

Siamo realisti, chiediamo l’impossibile! [Albert Camus, scrittore francese e premio nobel]

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